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Una nobile follia

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Pubblicato a puntate tra il 1866 e il 1867 e poi in volume nello stesso anno, Una nobile follia è il romanzo più scandaloso e coraggioso di Igino Ugo Tarchetti, nonché il primo – e forse unico – vero romanzo antimilitarista della letteratura italiana. La storia di Vincenzo D. – o forse sarebbe meglio dire di Filippo Sporta, o forse di un'anima sola spezzata in due – è un viaggio agli inferi della coscienza. Orfano, sensibile, innamorato della natura e di Margherita, il protagonista vede il proprio destino infrangersi contro la chiamata alle armi e la partecipazione alla guerra di Crimea. Nella sanguinosa battaglia della Cernaia, l'orrore raggiunge il suo culmine: costretto a uccidere un soldato nemico per legittima difesa, scopre in quel volto morente un uomo come lui, portatore delle stesse speranze, delle stesse aspirazioni. È la rivelazione che spezza ogni residuo di ragione. La diserzione diventa l'unica via di salvezza, un atto di ribellione contro una macchina disumanizzante – la caserma – che Tarchetti descrive come un «miasma contagioso» capace di trasformare giovani pieni di vita in automi pronti a uccidere. Attraverso una struttura narrativa a scatole cinesi e una scrittura di crudo realismo, l'autore dà voce a un'utopia pacifista che gli costò accuse di immoralità e sovversione, ma che oggi risuona con inquietante attualità. Una nobile follia non è solo un romanzo sulla guerra: è l'esplorazione del processo di disgregazione di un individuo, un «apprendistato di morte» che, nel rifiuto del mondo, conduce il protagonista a un'evoluzione morale e spirituale paradossale eppure necessaria. È il grido di chi, come Tarchetti, aveva vissuto sulla propria pelle l'esperienza del brigantaggio nel Sud Italia e ne era uscito con una sola, definitiva convinzione: che la vera follia non è quella di chi diserta, ma di chi accetta di uccidere un proprio simile in nome di una bandiera.
Pubblicato a puntate tra il 1866 e il 1867 e poi in volume nello stesso anno, Una nobile follia è il romanzo più scandaloso e coraggioso di Igino Ugo Tarchetti, nonché il primo – e forse unico – vero romanzo antimilitarista della letteratura italiana. La storia di Vincenzo D. – o forse sarebbe meglio dire di Filippo Sporta, o forse di un'anima sola spezzata in due – è un viaggio agli inferi della coscienza. Orfano, sensibile, innamorato della natura e di Margherita, il protagonista vede il proprio destino infrangersi contro la chiamata alle armi e la partecipazione alla guerra di Crimea. Nella sanguinosa battaglia della Cernaia, l'orrore raggiunge il suo culmine: costretto a uccidere un soldato nemico per legittima difesa, scopre in quel volto morente un uomo come lui, portatore delle stesse speranze, delle stesse aspirazioni. È la rivelazione che spezza ogni residuo di ragione. La diserzione diventa l'unica via di salvezza, un atto di ribellione contro una macchina disumanizzante – la caserma – che Tarchetti descrive come un «miasma contagioso» capace di trasformare giovani pieni di vita in automi pronti a uccidere. Attraverso una struttura narrativa a scatole cinesi e una scrittura di crudo realismo, l'autore dà voce a un'utopia pacifista che gli costò accuse di immoralità e sovversione, ma che oggi risuona con inquietante attualità. Una nobile follia non è solo un romanzo sulla guerra: è l'esplorazione del processo di disgregazione di un individuo, un «apprendistato di morte» che, nel rifiuto del mondo, conduce il protagonista a un'evoluzione morale e spirituale paradossale eppure necessaria. È il grido di chi, come Tarchetti, aveva vissuto sulla propria pelle l'esperienza del brigantaggio nel Sud Italia e ne era uscito con una sola, definitiva convinzione: che la vera follia non è quella di chi diserta, ma di chi accetta di uccidere un proprio simile in nome di una bandiera.

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