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Il giglio nel campo e l'uccello nel cielo: Discorsi (1849-1851)

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“Che cos’è la gioia? Che cos’è l’essere gioiosi? È essere davvero presenti a se stessi.” Pubblicate tra il 1849 e il 1851, le quattro brevi opere qui raccolte ci mostrano l’ultimo Kierkegaard: un uomo che, alla fine della sua attività letteraria e della sua esistenza, si affida alla bellezza del creato come via d’uscita dalla disperazione del vivere. Ne emerge un Kierkegaard imprevisto, alla luce del quale riconsiderare la sua intera opera. Perché in questi scritti di rara bellezza, in prima traduzione italiana, il filosofo posa gli strumenti analitici della ragione e rilegge il Vangelo per trovarvi una chiave di interpretazione del presente. Così, nell’opera che dà il titolo al volume, Kierkegaard esorta il lettore a imparare dal giglio e dall’uccello – immagini evocate da Cristo stesso – la lezione del silenzio, dell’obbedienza e della gioia: il silenzio per smorzare la frenesia della parola, l’obbedienza per allenare la capacità di ascolto e la gioia per allontanare ogni sofferenza da sé. In pagine colme di vita, si affrontano temi cardine della poetica del filosofo, quali la compassione e il perdono, fino ad arrivare all’amore, strumento divino di salvezza dall’autodistruzione. Rielaborando le immagini dei passi biblici, Kierkegaard ci consegna una filosofia che, secondo i precetti di Socrate, ci arriva come cura dell’anima, metodo per costruire attorno a noi una casa che tenga fuori ogni tormento.
“Che cos’è la gioia? Che cos’è l’essere gioiosi? È essere davvero presenti a se stessi.” Pubblicate tra il 1849 e il 1851, le quattro brevi opere qui raccolte ci mostrano l’ultimo Kierkegaard: un uomo che, alla fine della sua attività letteraria e della sua esistenza, si affida alla bellezza del creato come via d’uscita dalla disperazione del vivere. Ne emerge un Kierkegaard imprevisto, alla luce del quale riconsiderare la sua intera opera. Perché in questi scritti di rara bellezza, in prima traduzione italiana, il filosofo posa gli strumenti analitici della ragione e rilegge il Vangelo per trovarvi una chiave di interpretazione del presente. Così, nell’opera che dà il titolo al volume, Kierkegaard esorta il lettore a imparare dal giglio e dall’uccello – immagini evocate da Cristo stesso – la lezione del silenzio, dell’obbedienza e della gioia: il silenzio per smorzare la frenesia della parola, l’obbedienza per allenare la capacità di ascolto e la gioia per allontanare ogni sofferenza da sé. In pagine colme di vita, si affrontano temi cardine della poetica del filosofo, quali la compassione e il perdono, fino ad arrivare all’amore, strumento divino di salvezza dall’autodistruzione. Rielaborando le immagini dei passi biblici, Kierkegaard ci consegna una filosofia che, secondo i precetti di Socrate, ci arriva come cura dell’anima, metodo per costruire attorno a noi una casa che tenga fuori ogni tormento.

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