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Al canto del cucù e altre storielle: Fiabe, favole e filastrocche

Al canto del cucù e altre storielle: Fiabe, favole e filastrocche in Grande Prairie, AB

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Size: Kobo eBook

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Fu a casa dei nonni, a Napoli, che, quando era bambina, a Francesca Santucci si aprirono gli immensi scenari della fantasia. A spalancare le porte che conducevano a quel mondo favoloso fu la sua nonna materna. Nulla di più bello per lei, allora, in un tempo in cui si giocava con niente, che ascoltare le storielle che le narrava in dialetto. Erano ninne nanne, nenie, litanie senza senso, con parole accoppiate per rima o soltanto per assonanza, talune simili a formule magiche, recitate per intrattenere, favorire il sonno, invogliare a mangiare, placare i capricci, rassicurare da uno spavento. Trascorreva lunghe ore rapita ad ascoltare quelle storie fantastiche, incantata dai mille mondi che le si spalancavano, spaventata dai terrorizzanti intrecci ma, infine, rassicurata dal lieto fine. Deve, dunque, a sua nonna, l’aver alimentato la sua già fervida immaginazione. Narrandole di orchi, maghi, diavoli, spiritelli, animali parlanti, fate, sortilegi, incantesimi, senza saperlo le insegnò a volare con la fantasia, e, quando riesce ad astrarsi dalla realtà, ancora vola, sognando cose che non esistono nella realtà, ma che pure ben vive sono nella sua mente, e qui le narra.
Fu a casa dei nonni, a Napoli, che, quando era bambina, a Francesca Santucci si aprirono gli immensi scenari della fantasia. A spalancare le porte che conducevano a quel mondo favoloso fu la sua nonna materna. Nulla di più bello per lei, allora, in un tempo in cui si giocava con niente, che ascoltare le storielle che le narrava in dialetto. Erano ninne nanne, nenie, litanie senza senso, con parole accoppiate per rima o soltanto per assonanza, talune simili a formule magiche, recitate per intrattenere, favorire il sonno, invogliare a mangiare, placare i capricci, rassicurare da uno spavento. Trascorreva lunghe ore rapita ad ascoltare quelle storie fantastiche, incantata dai mille mondi che le si spalancavano, spaventata dai terrorizzanti intrecci ma, infine, rassicurata dal lieto fine. Deve, dunque, a sua nonna, l’aver alimentato la sua già fervida immaginazione. Narrandole di orchi, maghi, diavoli, spiritelli, animali parlanti, fate, sortilegi, incantesimi, senza saperlo le insegnò a volare con la fantasia, e, quando riesce ad astrarsi dalla realtà, ancora vola, sognando cose che non esistono nella realtà, ma che pure ben vive sono nella sua mente, e qui le narra.

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